     p 135 .


Paragrafo 4 . La logica e la morale.

     
Le regole della logica.
     
Abbiamo deciso di proporre ai nostri lettori le regole della logica
cartesiana solo a questo punto, perch ora pensiamo di aver fornito
gli elementi che le

p 136 .

giustificano  e  che, secondo Descartes, le rendono efficaci.  Solo
dopo aver percorso l'intero itinerario ontologico cartesiano che si
conclude con la certezza della realt dell'io, di Dio e di un mondo
esterno  all'io  e  a  Dio,  abbiamo la certezza  dell'oggetto  cui
applicare il metodo e dei fondamenti delle sue regole.
     Come si pu notare, siamo di fronte a una posizione opposta  a
quella  di  Francis  Bacon, per il quale la definizione  dei  nuovi
strumenti di indagine, il novum organum, precede la formulazione di
un discorso ontologico.
     La  regola  fondamentale  del metodo cartesiano,  sulla  quale
abbiamo insistito nelle pagine precedenti,  costituita dal dubbio,
detto appunto metodico. E solo dall'applicazione rigorosa di questa
regola, dalla messa in discussione di tutto quanto poteva apparirci
come vero, scaturiscono i princpi della nuova logica.
     La  certezza  della realt dell'io penso - l'impossibilit  di
dubitarne  -,  deriva dal fatto che esso  percepito immediatamente
con  chiarezza come distinto da ogni altra cosa(75). Possiamo  cos
formulare una regola generale:
     "La  prima [regola] era di non accogliere mai nulla  per  vero
che  non  conoscessi  esser tale con evidenza:  di  evitare,  cio,
accuratamente  la  precipitazione  e  la  prevenzione;  e  di   non
comprendere  nei  miei  giudizi nulla  di  pi  di  quello  che  si
presentava  cos chiaramente e distintamente alla mia  intelligenza
da escludere ogni possibilit di dubbio"(76).
     Tutto  quanto  ci si presenta in maniera confusa e  complessa,
come    di norma per i problemi che dobbiamo risolvere, pu essere
reso chiaro attraverso una scomposizione in elementi semplici:
     "La seconda era di dividere ogni problema preso a studiare  in
tante  parti minori, quanto fosse possibile e necessario per meglio
risolverlo"(77).
     Solo  partendo  dalla  certezza della verit  delle  cose  pi
semplici   possibile, per Descartes, come abbiamo visto,  risalire
alla  conoscenza di quelle pi complesse, dall'io all'universo,  ed
anche questo principio metodico ha valore di regola universale:
     "La terza, di condurre con ordine i miei pensieri, cominciando
dagli oggetti pi semplici e pi facili a conoscere, per salire,  a
poco  a  poco,  come  per  gradi,  sino  alla  conoscenza  dei  pi
complessi; e supponendo un ordine anche tra quelli di cui  gli  uni
non precedono naturalmente gli altri"(78).
     In  questa  regola  contenuto, oltre a quello  della  sintesi
progressiva del sapere, un altro principio molto importante per  la
scienza  moderna:  convinto della struttura perfettamente  ordinata
del  meccanismo dell'universo, Descartes sostiene che la natura non
procede per salti e che, laddove nella concatenazione degli  eventi
sembra   esserci   un   vuoto,  dobbiamo  presupporre   l'esistenza
dell'anello mancante. E' questo il criterio usato dal chimico russo
     
     p 137 .
     
     Dmitrij Ivanovich Mendeleev (1834-1907) per mettere a punto il
sistema periodico degli elementi.
     Man mano che gli oggetti da conoscere si fanno pi complessi e
al  loro  interno possono verificarsi quei vuoti di  cui  parla  la
terza  regola,   necessario verificare con attenzione  che  nessun
elemento venga trascurato:
     "L'ultima,  di  far  dovunque  enumerazioni  cos  complete  e
revisioni  cos  generali  da  esser  sicuro  di  non  aver  omesso
nulla"(79).
     Come   si   vede,   la  nuova  logica  cartesiana   si   fonda
sostanzialmente sulla prima regola, alla quale le altre  tre  fanno
da supporto operativo. Il principio dell'evidenza, cio la capacit
della ragione di cogliere immediatamente al proprio interno le idee
pi  semplici e universali, rappresenta l'assioma da cui  procedono
tutte  le  dimostrazioni  necessarie  a  convalidare  e  verificare
(rendere vera) la conoscenza scientifica.
     
La morale cartesiana.
     
"Io  so  bene anche che potranno passare molti secoli prima che  si
siano  cos dedotte da questi princpi tutte le verit  che  se  ne
possono  dedurre". La costruzione del nuovo sapere non   questione
di  giorni o di anni, ma di secoli; la Verit, cio tutte le verit
che si potranno dedurre dai princpi proposti da Descartes, non pu
essere  la  mta  di un singolo individuo, nemmeno del  pi  grande
filosofo.  Con  queste  parole Descartes  sembra  voler  consegnare
all'uomo moderno la chiave per un progresso indefinito. La  cultura
del Rinascimento  davvero finita: non c' nulla alle sue spalle da
far rinascere e rivivere, la strada della conoscenza si snoda tutta
davanti a lui, nei secoli(80).
     Ma  esistono  anche i tempi dell'individuo - la  breve  durata
della vita di ciascuno di noi -, e ci sono domande cui  necessario
dare  una  risposta  entro  questi tempi cos  ristretti.  Sono  le
domande  legate  alla  nostra  vita  quotidiana,  alle  scelte  che
dobbiamo  operare  ogni  giorno; prima fra tutte  l'antica  domanda
formulata da Socrate e da Platone: "che cosa  il Bene?".
     E' una domanda alla quale, secondo Descartes, la filosofia non
pu  evitare  di rispondere, ma, come per ogni forma di conoscenza,
anche  in  questo  caso  la risposta non pu essere  cercata  nelle
teorie etiche del passato.
     Come  la metafisica tradizionale, anche la morale, nella forma
in  cui  ci   pervenuta,  un edificio da distruggere per  poterne
costruire uno nuovo, e i tempi di costruzione, come nel caso  della
nuova  scienza, saranno tutt'altro che brevi. Ma per  scegliere  il
nostro comportamento pratico non
     
     p 138 .
     
     possiamo  aspettare  tempi  che travalicano  la  durata  della
nostra  stessa  vita. Ecco, allora, che Descartes  formula  la  sua
proposta  di  morale provvisoria: abbandonata la vecchia  casa,  in
attesa che la nuova sia finita di costruire, dovremo sceglierci una
dimora provvisoria le cui pareti saranno costruite con gli elementi
della vecchia casa.
     "Prima di por mano alla ricostruzione della casa che abitiamo,
non basta abbatterla e provvedere ai materiali e all'architetto,  o
farci  noi stessi architetti e averne anche disegnato accuratamente
il  progetto;  occorre anzitutto provvedersi di un altro  alloggio,
dove sia possibile abitare comodamente finch durano i lavori. Cos
io,  per  non restare irresoluto nelle mie azioni mentre la ragione
mi  obbligava  ad esserlo nei miei giudizi, e per non rinunziare  a
vivere  quanto mi era possibile felicemente, mi formai  una  morale
provvisoria,  la  quale si riduce a tre o quattro  massime  che  mi
piace qui esporre"(81).
     Le   indicazioni   fornite  da  Descartes  sono   in   effetti
raggruppate in quattro "massime", ciascuna delle quali  articolata
al suo interno.
     La prima massima si propone di indicare a quali leggi obbedire
e quale religione seguire, e la scelta cade sulle leggi e i costumi
"del  mio Paese" e sulla religione "nella quale Dio mi ha fatto  la
grazia  di  essere  educato  sin dall'infanzia"(82):  infatti,  pur
essendo  consapevole  che  anche tra i  popoli  pi  lontani,  come
Persiani  e  Cinesi, vi siano uomini assennati  che  seguono  norme
altrettanto  ragionevoli, risulta sicuramente pi utile comportarsi
come coloro insieme ai quali si deve vivere.
     Per  individuare  quali  siano le  effettive  convinzioni  dei
nostri  vicini   necessario considerare le loro azioni,  piuttosto
che i loro discorsi.
     Infine, tra le diverse opinioni che sono presenti nella nostra
societ,   bene scegliere quelle pi moderate, cio lontane  dalle
posizioni  estreme: infatti in questo modo siamo  certi  di  essere
comunque  meno  lontani  dall'errore che  non  facendo  una  scelta
estrema che dovesse poi rivelarsi sbagliata(83).
     La  seconda massima impone la coerenza del comportamento:  una
volta fatta una scelta riguardo alle norme da rispettare e alla via
da  seguire,    necessario "esser fermo e risoluto  nelle  proprie
azioni"  e quindi "seguire anche le opinioni pi dubbie, una  volta
che  avessi  deciso di accettarle, con la stessa costanza  come  se
fossero le pi sicure"(84).
     Questo  implica che, quando siamo pressati dalla necessit  di
una
     
     p 139 .
     
     scelta  e  non  siamo in grado di "discernere le opinioni  pi
vere,   non  c'  dubbio  alcuno  che  dobbiamo  seguire   le   pi
probabili"(85).
     La  terza massima suggerisce di agire su noi stessi, piuttosto
che sulle circostanze esterne, e di cercare "di modificare i nostri
desideri  piuttosto  che l'ordine delle cose del  mondo":  cio  di
adeguarsi alle situazioni in cui ci troviamo(86).
     Infine Descartes, con la quarta massima, propone di "fare  una
rassegna  delle  diverse occupazioni degli uomini  nella  vita  per
scegliere quale sia la migliore". E, per quanto lo riguarda, egli 
convinto  che  la migliore occupazione sia quella  in  cui  egli  
impegnato: "impiegare tutta la mia vita a coltivare la mia  ragione
e  a  progredire per quanto potessi nella conoscenza  della  verit
secondo il metodo che mi ero prescritto"(87).
     Non  solo  l'occupazione migliore che l'uomo pu  scegliere  
quella  di  coltivare  la propria ragione, ma, sostiene  Descartes,
tutta  l'attivit  pratica    di  fatto  guidata  dall'intelletto;
infatti la volont che ci spinge ad agire  portata a perseguire  o
a  fuggire  un  obiettivo  in  base al fatto  che  l'intelletto  lo
presenti  come buono o cattivo. In campo morale viene  meno  quella
certezza che l'io pensante ha della propria realt e di quella  del
mondo  esterno, ma, pure nell'incertezza, quando non pu discernere
le opinioni vere,  pur sempre l'intelletto che individua, e quindi
detta, le pi verosimili norme della morale provvisoria.
     Le  massime della morale provvisoria sembrano la teorizzazione
del quieto vivere, la volont di adeguarsi alla situazione esterna,
di   non   compiere  scelte  radicali,  di  ritagliarsi  un  guscio
all'interno  del quale continuare la propria ricerca della  Verit,
in  un periodo in cui la Controriforma cattolica, dopo aver mandato
al  rogo Giordano Bruno e condannato le teorie di Copernico,  aveva
processato  e  costretto all'abiura Galileo. A ben guardare,  per,
Descartes   assume,   rispetto   alla   morale   tradizionale,   un
atteggiamento  di  rottura  che non pu certo  essere  definito  di
comodo. E' vero che egli si propone di obbedire alle leggi del  suo
Paese  e  di mantenere la fede alla religione nella quale    stato
educato,  ma  altrettanto vero che quelle leggi e quella religione
-  in  quanto  fondamenta dell'edificio in cui egli,  insieme  alla
cultura e alla civilt dell'Occidente, aveva fino ad allora abitato
-, sono da distruggere e sono diventate le pareti di una abitazione
provvisoria,  non  si sa per quanto tempo destinata  a  durare,  ma
sicuramente abitata con un contratto a termine, visto che, prima  o
poi,  sar  finita  di  costruire, accanto  a  quella  della  nuova
scienza, anche la casa della nuova morale.
